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Il team di
scientia Atque usus

luca toschi
Direttore

Fondatore e Direttore di “scientia Atque usus” e del Center for Generative Communication (CfGC) dell’Università di Firenze. Professore Ordinario di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi. 

Autore del libro La comunicazione generativa (Apogeo-Maggioli Editore, 2011) dove si spiega una nuova ‘visione’ e ‘missione’ della comunicazione. Una concezione e una pratica della comunicazione che è alla base della metodologia quotidianamente utilizzata anche nei progetti-prodotti di “scientia Atque usus”.

Lisa Capitini

Sono una ricercatrice e comunicatrice.

Mi interesso allo sviluppo di soluzioni progettuali che intendano la comunicazione come tratti di un immenso disegno, attraverso cui la creatività implicita, esplicita e condivisa degli individui possa emergere e portare ad un’innovazione a livello di sistema.

La creatività ha da sempre contraddistinto il mio percorso di vita, nel bene e nel male. Essere creativi significa rischiare ogni giorno di comunicare qualcosa che talvolta può essere incompreso ma che – al tempo stesso – può essere capace di svelare elementi di conoscenza nascosti in grado di aiutare gli individui ad agire sulla complessità del quotidiano.

Sono cresciuta in un piccolo paese in Toscana in cui mi sono trovata a vivere la creatività nelle apparenti opposizioni e distanze: da quella inserita nel mondo dell’analogico, del materiale e del naturale in cui si intrecciavano il disegno tradizionale, la pittura, la musica e la bellezza isolata degli ambienti rurali, a quella appartenente al mondo del digitale, dove in un cyberspazio in continuo movimento e complessificazione provavo a sviluppare forme di digital/conceptual art e risorse grafiche con/per la comunità italiana e mondiale.

Ho scelto di frequentare il Liceo Scientifico sperimentale mettendo alla prova il lato più artistico-umanistico di me stessa e affacciandomi conseguentemente nel mondo delle professioni negli ambiti delle nuove tecnologie dell’informazione, della comunicazione e del disegno tradizionale/digitale tramite le due imprese a conduzione familiare di informatica e ceramiche artigianali.

La ricerca di quel rapporto essenziale tra sapere e saper fare, materiale e immateriale, pensiero creativo e innovazione continua nel 2014 quando, alternandomi tra l’artistica Firenze e la veloce Milano, ho intrapreso il percorso universitario nella triennale di Scienze Umanistiche per la Comunicazione in cui ho approfondito i miei studi sul digital marketing e sulla sociologia dei nuovi media: qui ho capito che la comunicazione che volevo mettere in pratica nella vita personale e professionale non era quella necessariamente orientata alla vendita o allo storytelling ma era connessa piuttosto alla generazione concreta di nuovi modelli di pensiero, comportamento e comunità.

Attraverso il proseguimento degli studi nella laurea magistrale di Teorie della Comunicazione nel 2018, ho iniziato il mio percorso di collaborazione con il Center for Generative Communication (CfGC) dove ho potuto approfondire e applicare il Paradigma della Comunicazione Generativa su progetti orientati ad un’innovazione di sistema. In particolare, attraverso lo sviluppo del lavoro di tesi, ho avuto modo di approfondire lo studio di un ambiente apparentemente lontano e complesso come quello spaziale, in cui si intrecciano persone, esperienze e competenze tra loro diversificate e in cui la creatività si pone come strumento dal valore imprescindibile per la salute umana e ambientale.

Tutte queste esperienze sono confluite poi all’interno di scientia Atque usus, progetto politico, sociale e culturale dove ho avuto l’occasione di partecipare alla co-progettazione di soluzioni e strategie comunicative basate sull’ascolto, sul community building e sulla visual communication volte a far emergere e a valorizzare le qualità creativo-progettuali presenti nella ricchezza e complessità della scientia e nell’usus del vissuto umano quotidiano di cittadine e cittadini.

Viola Davini

Sono una professionista della comunicazione, ma soprattutto una ballerina mancata. 

Durante la mia formazione ho capito che la comunicazione, prima che una scelta professionale, fosse una vocazione.

Prima ho studiato le lingue: inglese, francese e spagnolo. L’ho fatto perché ho sempre pensato che fossero la chiave per aprirmi a mondi e culture diverse, per questo ho viaggiato in terre lontane e vicine, per riuscire a trovare un po’ di me stessa in ogni luogo, cercando di assecondare la mia voglia di scoprire cose  nuove. 

La mia prima esperienza di lavoro è stata all’ufficio turistico provinciale, non dimenticherò mai i volti dei turisti emozionati, pronti a scoprire le meraviglie della mia città. 

Alla triennale, ho scelto di laurearmi in comunicazione pubblica, svolgendo il tirocinio nella web radio dell’Università di Pisa. Sono stata fondatrice e redattrice del notiziario dell’Università e ho portato il progetto della web radio all’attenzione degli organi di governo, tanto che proprio nell’anno in cui io discutevo la tesi su questo argomento, la radio è stata istituzionalizzata come un canale ufficiale tra l’Università e la comunità studentesca. 

Ho sempre lavorato perché il sapere prodotto all’interno delle aule universitarie potesse essere conoscenza da condividere a livello sociale e proprio per questo, alla magistrale, ho iniziato a lavorare con Luca Toschi, allora direttore del Communication Strategies Lab. 

Lavorando all’interno del gruppo, ho trasformato la mia passione in professione, avendo l’opportunità di realizzare progetti di comunicazione con imprese, istituzioni e organizzazioni del territorio a livello regionale e nazionale.

Nel 2017, quando nasce il Center for Generative Communication, inizio ad occuparmi della gestione delle relazioni, convinta che la nostra idea di ricerca, non possa che partire da un ascolto dei bisogni dei soggetti che operano sul territorio, per ideare soluzioni realmente innovative.

Nei progetti che ho seguito – realizzati in settori in settori diversi: dall’agricoltura alla sanità, dalla cultura cooperativa all’artigianato, dalla mobilità fino al marketing territoriale – ho sempre rilevato un estremo bisogno di comunicazione, partendo prima di tutto dalla necessità di  valorizzare le risorse interne alle organizzazioni con cui lavoriamo. Perché ogni organizzazione, prima che di flussi e processi, è fatta di donne e di uomini che hanno bisogno di esprimere le proprie capacità e la propria voce.  

Il bello del nostro lavoro? Aiutare le persone che hanno delle idee a trovare il modo per farle diventare reali. Perché la comunicazione non è altro che uno strumento per condividere conoscenze e competenze, cercando di costruire il mondo che vorremmo. 

Ilaria Marchionne

Sono una designer di sistemi e flussi di comunicazione per piccole e grandi organizzazioni. Il mio obiettivo è quello di riuscire a mettere chi  lavora nella condizione di svolgere al meglio la sua attività quotidiana ottenendo i migliori risultati.

Fiorentina d’adozione, ma di fiere e orgogliose origini abruzzesi, da oltre 10 anni mi occupo di comunicazione, sia a livello di ricerca avanzata che di applicazione delle migliori soluzioni in vari settori dell’economia, della società, della cultura. Il progetto più difficile? Spiegare tutto questo ai miei genitori.

Sono approdata al mondo della comunicazione dalla nobile arte dell’analisi dei testi; letterari e non. Dopo 5 anni di liceo scientifico, ho deciso di iscrivermi alla Facoltà di lettere moderne (giusto per dare un primo colpo alla mia famiglia), di trasferirmi a Firenze (e siamo a due) e, dopo aver conseguito la laurea di primo livello, di studiare nel 2012 teorie della comunicazione. Game-set-match.

In questi anni ho avuto la fortuna di lavorare con il Communication Strategies Lab, diretto da Luca Toschi, e di frequentare un Dottorato in Comunicazione, Ricerca e Innovazione presso l’Università di Roma La Sapienza, che mi ha portato a svolgere un lavoro sui sistemi e i modelli comunicativi funzionali a incentivare l’innovazione nelle Piccole e Medie Imprese.

La mia passione per il calcio a 5 – come play basso e pivot – ha contribuito non poco a farmi trovare la mia vocazione: visualizzare il campo, organizzare la squadra, definire ruoli,  processi e flussi… comunicativi di piccole e grandi organizzazioni.

Curo, per il Center for Generative Communication e per il progetto “scientia Atque usus”, tutti gli aspetti metodologici e operativi dei progetti che hanno una componente di design thinking e di prototipazione, con particolare attenzione al tema dell’impatto sociale  nel campo della sanità, dell’agricoltura e della cultura delle nuove tecnologie. 

Nutro una sincera, e a me non ancora ben chiara, passione per la scrittura. A mano e digitale.

Eugenio Pandolfini

Sono un architetto, un comunicatore, un ricercatore e un professionista. Nell’ambito del progetto sAu progetto, sviluppo e coordino sul campo progetti di comunicazione per organizzazioni che operano in campi strategici per il nostro paese, come la sanità, l’agricoltura, l’innovazione tecnologica (e tanti altri).

Sono anche – e soprattutto – il compagno di Colomba e il babbo di Olivia, che a volte mi chiedono come mai sono così tante cose e non solo una.

La risposta è che sono sempre stato un tipo curioso e che ho sempre cercato di esplorare mondi diversi, e gli aspetti di questi mondi che – in diverse fasi della vita – mi sembravano più interessanti.

Durante l’università – dopo il liceo classico ho frequentato la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze – ho iniziato a collaborare con agenzie di comunicazione locali e, successivamente, a fondare una mia realtà che si occupava di web design e comunicazione.

Dopo la laurea, l’interesse per la relazione tra spazio e nuove tecnologie della comunicazione mi hanno portato a Madrid per un master e un dottorato, con i quali ho ampliato le mie conoscenze sulla relazione tra gli strumenti di comunicazione più all’avanguardia (augmented reality, projection mapping, etc.), i linguaggi multimediali, il paesaggio e lo spazio costruito.

Nel frattempo lavoravo come libero professionista: prima come dipendente per architetti e ingegneri più grandi di me, poi in proprio creando il mio studio associato, in un grande spazio condiviso con tanti altri colleghi.

Da questo percorso articolato è nata la collaborazione con Luca Toschi e il gruppo di sAu: l’occasione è stata la pubblicazione del volume Realtà aumentate. Esperienze,strategie e contenuti per l’augmented reality (2012). Dopo questa esperienza, grazie a un assegno di ricerca su Strategie comunicative degli spazi, nuovi media, cultura cooperativa, ho sviluppato le mie competenze sui nuovi linguaggi e sulle soluzioni innovative per la comunicazione, coordinando per 6 anni progetti complessi per organizzazioni del settore pubblico e privato.

A partire da un bellissimo progetto su come comunicare organizzazioni particolari come le cooperative di consumo, passando per la comunicazione del biologico e della certificazione di prodotto, in questi anni l’attività lavorativa si incrociava sempre più con temi di grande interesse – benessere, salute, alimentazione, ambiente – sia in termini di ricerca che di esperienza personale

Oggi con sAu mi occupo di ideare, sviluppare e gestire progetti di ricerca orientati al community building per istituzioni e imprese che operano nel campo della salute, della sanità, dell’agricoltura, delle nuove tecnologie (e non solo) coinvolgendo i portatori d’interesse in percorsi di co-progettazione basati sulla conoscenza condivisa e geograficamente determinata.

E metto in campo le competenze che ho acquisito in termini di gestione di progetti complessi, transdisciplinari, ma anche le doti di empatia e di osservazione che ho sviluppato avendo a che fare con tanti tipi di persone diverse impegnate in attività le più varie.

Uno dei focus che mi sta appassionando è sui sistemi di pianificazione e rappresentazione della complessità dal punto di vista del rapporto tempi/obiettivi, della relazione tra attività e risorse, della stima dei costi, che variano in base ai bisogni e al contesto organizzativo dei partner coinvolti.

Marco Sbardella

Sono un project manager attento a valorizzare il contributo che ciascun soggetto – anche fra quelli meno prevedibili –  può portare alla realizzazione di un progetto condiviso.

I tragici fatti di Genova (luglio 2001), hanno rappresentato  lo spartiacque della mia adolescenza. Da allora  ho iniziato ad impegnarmi in politica (in Lombardia prima, in Toscana poi), partecipando a riunioni in cui era normale confrontarci su tematiche che spaziano, senza soluzione di continuità, dalle questioni di natura locale a quelle relative ai  processi di mondializzazione. 

Quegli anni sono stati per me una palestra formidabile, soprattutto dal punto di vista di quella che qualche anno più tardi sarebbe diventata la mia professione di ricercatore e comunicatore.

La società non la si cambia da soli né tutta in una volta; lo si fa tutti insieme, giorno dopo giorno. Ho capito che la politica non è una cosa astratta, ma è qualcosa di tremendamente concreto: la facciamo quotidianamente, quando scegliamo – ad esempio – di spostarci in bicicletta piuttosto che in macchina, o di escludere la carne dalla nostra alimentazione. 

Credo che la comunicazione sia lo strumento fondamentale per risolvere problematiche concrete, anche modeste, ma nell’ottica di cambiare – in meglio – l’intero sistema. Non sempre è facile, ma proprio questa sfida è ciò che rende così interessante il mio lavoro.

Già, perché da una decina di anni – da quando cioè ho iniziato nel 2010 a collaborare con Luca Toschi – generare innovazione insieme alle organizzazioni e alle istituzioni che si rivolgono a noi è diventato il principale obiettivo del mio lavoro: di ricercatore e di comunicatore. Lavoro che ho portato avanti nel Communication Strategies Lab prima, nel Center for Generative Communication dell’Università di Firenze poi, e ora in scientia Atque usus.

Negli ultimi anni il tema della comunicazione nella sostenibilità (non soltanto ambientale) è diventato sempre più centrale nel mio percorso di ricerca e di intervento: nel lungo viaggio che mi ha portato a pubblicare il volume La sostenibilità scomunicata. Cosa stiamo sbagliando e perché (2019), ho cercato di analizzare il contesto e le conseguenze di quello che ho definito “Paradosso della sostenibilità”. Non ci sarei mai riuscito se non avessi avuto per così tanti anni la possibilità di lavorare quotidianamente fianco a fianco con ricercatori, imprenditori, amministratori, professionisti in un ampio ventaglio di ambiti: dall’agricoltura alla sanità, dalla mobilità sostenibile allo sviluppo delle nuove tecnologie.

Questo è il bagaglio che ho portato in questa nostra avventura che è scientia Atque usus. Qui mi occupo di progetti che, soprattutto nell’ambito della salute e dell’agricoltura, individuano, legittimano e creano inedite sinergie tra i saperi della scientia e quelli dell’usus, per trovare e applicare soluzioni inclusive, partecipative e sostenibili a problemi complessi. In altre parole, progetti con cui provare – a varie dimensioni di scala – a superare il Paradosso della sostenibilità e a migliorare, tutti insieme e giorno dopo giorno, questa nostra società.

Collaborano con noi
Valentina Vespi

Tirocinio curriculare

Tesi di Laurea in…

Quali difficoltà incontra chi vuole comunicare
con la vostra organizzazione?​

Perché nasce sAu

  • Per valorizzare i saperi, le competenze, le abilità che guidano l’attività quotidiana (usus) di tutte le persone integrandoli in maniera strutturata nel sistema della ricerca istituzionalmente inteso (scientia).
  • Per sperimentare un nuovo paradigma comunicativo (generativo) che rifondi radicalmente il rapporto fra l’attività di ricerca scientifica e quella di vissuto comune e che favorisca la cooperazione e la collaborazione fra scientia e usus per rigenerare l’attuale sistema culturale, sociale, economico e politico.
  • Per individuare e analizzare i bisogni espressi e inespressi emergenti dalle pratiche quotidiane del mondo delle imprese, delle organizzazioni e delle  istituzioni, nel privato e nel pubblico.
  • Per rilevare – attraverso percorsi di ascolto, di analisi e di elaborazione – il percepito dei reali bisogni comunicativi della cittadinanza.
  • Per promuovere la costruzione di comunità di progetto, di obiettivi e di interessi nella direzione di una collaborazione liberamente scelta e sostenuta.
I punti fermi di sAu

Community Building

scientia Atque usus mira alla costruzione di una comunità internazionale di esperti e studiosi attraverso la  ‘pubblicazione’ di ricerche, sperimentazioni, esperienze legate a modelli di comunicazione che abbiano come obiettivo non quello di ‘produrre’, ma di ‘generare’ conoscenze.

Ricerca transdisciplinare

scientia Atque usus promuove attività di ricerca caratterizzate dalle più avanzate forme di transdisciplinarità che favoriscano il dialogo fra settori tecnico-scientifici diversi.

Le persone al centro

scientia Atque usus adotta, in tutte le sue attività, un paradigma comunicativo “generativo” che pone al centro la dimensione umana di ogni soggetto con cui collabora.

Smart working & Human Touch

scientia Atque usus sperimenta innovative modalità d’uso delle nuove tecnologie con l’obiettivo di rafforzare gli aspetti più creativi e più umani dei gruppi di lavoro online (human touch).

Le aree in cui interveniamo

I progetti di sAu mirano a risolvere problematiche comunicative adottando l’approccio della Comunicazione Generativa che riporta, fin dalla fase di ideazione di un prodotto/servizio, la necessità di avviare una cooperazione progettuale tra portatori di interesse diversi.  Ogni progetto si inserisce in trame di ricerca che creano collegamenti inediti tra aree di intervento considerate tradizionalmente distinte: dall’agricoltura e lo sviluppo rurale alla sanità, dal cultural heritage alla mobilità, fino alla sostenibilità. Favorire la collaborazione tra esperti di settori differenti è il punto di partenza per costruire interventi transdisciplinari che rispondano in maniera efficace ai bisogni complessi che contraddistinguono lo sviluppo sociale, culturale ed economico del territorio.

L’organizzazione interna

Per poter operare nel quotidiano, sAu si è data la seguente organizzazione:

Direzione

  • segreteria di direzione 
  • coordinamento relazioni esterne

Area ricerca

  • comitati tecnico-scientifici di progetto

Area comunicazione

Area progettazione e sviluppo

  • responsabile enabling solutions 
  • coordinamento sviluppo progetti 
  • collaborazione ai progetti 

 

Area formazione

  • responsabile enabling solutions 
  • coordinamento sviluppo progetti 
  • collaborazione ai progetti

Area amministrazione e gestione

  • rapporti con il DSPS e il PIN

Area content publishing

  • coordinamento dei contributi di progetto

L’organizzazione interna

Per poter operare nel quotidiano, sAu si è data la seguente organizzazione:

Direzione

  • segreteria di direzione 
  • coordinamento relazioni esterne

Area ricerca

  • comitati tecnico-scientifici di progetto

Area comunicazione

Area progettazione e sviluppo

  • responsabile enabling solutions 
  • coordinamento sviluppo progetti 
  • collaborazione ai progetti 

 

Area formazione

  • responsabile enabling solutions 
  • coordinamento sviluppo progetti 
  • collaborazione ai progetti

Area amministrazione e gestione

  • rapporti con il DSPS e il PIN

Area content publishing

  • coordinamento dei contributi di progetto