Il progetto della collana

Il progetto della collana "Scientia atque Usus"

I volumi della collana “Scientia atque Usus” trattano la comunicazione quale strumento principale per trasformare la complessità da problema (come è comunemente percepita) a risorsa, tutta da scoprire e da attivare. All’umanità di oggi, infatti, non difettano le risorse, ma la cultura per riconoscerle e comunicarle, per renderle patrimonio di tutti.Per ottenere questo risultato è urgente impegnarsi per cambiare l’attuale paradigma comunicativo (che erroneamente continua ad essere considerato il solo possibile), spostandolo verso il dialogo, la mediazione, la costruzione di conoscenza. A maggior ragione dal momento che l’epoca che stiamo vivendo è quella in cui l’affermazione di una knowledge society, pur essendo l’unica soluzione ‘sostenibile’, è tutt’altro che scontata.

Un primato della conoscenza che riguarda gli esseri umani, la diversità delle loro culture, ma anche il rapporto sempre più stretto fra il genere umano e tutte le componenti dell’ecosistema globale, che fra poco tempo non sarà più soltanto terrestre.
Il problema, che si riflette sull’ambiente in cui l’umanità vive e che la porta a saccheggiare tutto ciò che è percepito come risorsa, consiste nella nostra incapacità di comprendere che sono le nostre scelte culturali e valoriali a determinare le risorse di cui non ci stanchiamo di denunciare i limiti; e non viceversa. Sostenibilità e complessità sono, cioè, due aspetti della stessa realtà totalmente interdipendenti: quanto più forte e radicata è la cultura della complessità tanto maggiore sarà la sostenibilità.

In questo scenario risulta necessario che la Scientia, per prima, abbandoni senza remore il paradigma trasmissivo-meccanicistico della comunicazione, basato sulla frammentazione dei saperi, delle pratiche, delle in-formazioni. Un paradigma che, sviluppatosi sul duplice fronte della difesa di questo mercato e di una non meglio definita battaglia per l’autonomia di questa ricerca, spinge i vari settori tecnico-scientifici a proliferare gli uni contro gli altri armati, per lo più nella reciproca indifferenza, in cerca di spazi sempre più atomizzati, in lotta per affermare il proprio ruolo strategico nei meccanismi produttivi, riuscendo così a inibire e controllare le nostre intelligenze tramite automatizzazioni dove la verifica della qualità dei processi domina sulla qualità dei risultati, con la conseguenza di una loro totale manipolazione.

Questa frammentazione, assai poco sostenibile da tutti i punti di vista, si manifesta in ambito scientifico, a livello macro, nella mancanza di comunicazione tra l’area delle scienze umane e quella delle scienze naturali, fra soft sciences e hard sciences, fra scienze storico-evolutive e sperimentali; a livello micro in quella pletora di settori sempre più ridotti e privi di forza effettiva in cui ogni macro area continua a dividersi. La battaglia contro questa mancanza di visione sistemica della Scientia deve essere considerata il primo passo verso la costruzione di quella nuova, comune cittadinanza scientifica di cui, in forme assai diverse, si avverte un bisogno estremo.

A questo paradigma della comunicazione spetta il compito fondamentale di trasformare l’attuale rapporto che c’è fra Scientia e Usus. Dove per Usus s’intende la dimensione quotidiana della vita fuori dagli ambiti della ricerca. Una comunicazione che abbia come obiettivo non quello di “produrre”, ma di “generare” conoscenze, con tutto ciò che questo comporta nel pensarle e nell’agirle, mirando a rafforzare la responsabilità della Scientia in termini di progettazione e sviluppo culturale, sociale, economico e politico dell’intera società, andando ben oltre la visione top-down dominante del suo semplice “trasferimento” verso l’Usus.

Questa è la ragione per cui alcuni studiosi, di provenienze assai diverse, hanno deciso di tentare la strada di “Scientia atque Usus”. Un ambiente di ricerca, appunto, rispetto al quale questa nota è soltanto un punto di partenza che sarà discusso e sviluppato nelle forme e con l’uso dei media più diversi, dai confronti privati a quelli più pubblici (per un costante aggiornamento si veda il sito della collana e quello dell’editore).
Ma sempre nella convinzione che un libro è un libro, e che mai come oggi c’è bisogno del tempo e dello spazio della lettura.

Luca Toschi