Oltre la crisi. Il punto di vista di Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Toscana

Superare il doppio legame tra salute e crescita economica

Dopo lunghe settimane di lockdown stiamo entrando in questi giorni nel vivo della cosiddetta Fase 2. Non c’è però grande chiarezza: in molti settori produttivi – e con ampie divergenze nei diversi territori – si sta ancora cercando una mediazione tra le esigenze sanitarie e quelle economiche.

Gregory Bateson (1972) negli anni Cinquanta, studiando i meccanismi che determinano l’insorgere della schizofrenia, ha coniato il concetto di “double bind” (in italiano tradotto sia come doppio legame che come doppio vincolo) per definire la situazione in cui il soggetto riceve messaggi contraddittori, rimanendo così intrappolato in una relazione comunicativa e psicologica patologica.

Questo concetto è stato ripreso in anni recenti dall’antropologo Thomas Hylland Eriksen (2016) che l’ha trsposto dal livello individuale a quello collettivo per segnalare il doppio legame tra crescita economica e sostenibilità come una delle contraddizioni fondamentali della nostra contemporaneità, e uno degli elementi alla base di quello che abbiamo definito “Paradosso della sostenibilità” (Sbardella 2019).

Quello di “doppio legame” può essere anche uno strumento concettuale utile per capire  le difficoltà che stiamo incontrando a tutti i livelli di scala (locale, nazionale, sovranazionale) nel trovare una mediazione efficace tra le necessarie precauzioni suggerite dalla comunità scientifica per minimizzare il rischio di una ripresa dei contagi, da una parte, e l’urgenza di contenere i danni economici che un prolungarsi del blocco comporterebbe per lavoratori, imprese e conti pubblici, nonché i rischi legati alla tenuta sociale e all’aumento delle disuguaglianze, dall’altra. Ci sono però settori che nemmeno questa gravissima crisi sanitaria globale ha fermato, e che anzi abbiamo (ri)scoperto essere indispensabili per tutti noi. L’Agricoltura, come la Sanità, è sicuramente tra questi.

Il CfGC, non a caso, da anni si sta occupando di progetti che riguardano sia l’Agricoltura che la Sanità, collaborando attraverso ricerche e consulenze con istitzioni e imprese.

Sul fronte istituzioni, la tecnica generativa della comunicazione è stato adottato dalla Regione Toscana nella definizione della Strategia di comunicazione del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 e a livello nazionale nell’aggiornamento della normativa relativa al Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.

Quanto alle imprese, le collaborazioni attive sono numerose, si veda tra le altre quella con l’Associazione Vivaisti Italiani, che ha dato vita nel corso degli anni a diversi progetti. Non meno importanti sono le collaborazioni con il mondo della ricerca, sia a livello nazionale che internazionale. Esemplare in questo senso è il progetto LIFE PASTORALP, finalizzato ad implementare strategie di adattamento ai cambiamenti climatici per le comunità pastorali alpine. 

Ma quando si parla di applicazione della comunicazione generativa all’ambito agricolo uno dei principali partner del CfGC in questi anni è stata ed è tutt’ora la Coldiretti Toscana, con cui è in essere una co-partecipazione alla ricerca per la definizione di Un modello di trasferimento tecnologico per il settore agricolo sviluppato attraverso il paradigma generativo della comunicazione, oltre alla collaborazione alle attività di comunicazione e community building in ben quattro Gruppi Operativi (due avviati – CARD e OLIMPOLLI e due in fase di avvio – TINIA e IOCONCIV). 

Date queste premesse, abbiamo pensato di fare il punto sulla situazione attuale – e soprattutto sulle prospettive future – del settore agricolo toscano con Angelo Corsetti, che dai primi di febbraio ha assunto la direzione di Coldiretti Toscana.

Articolo di Marco Sbardella

Pubblicato il 22 giugno 2020

Arriva alla direzione di Coldiretti Toscana in un momento che non ha precedenti nella storia. Anche alla luce di questo, quali sono gli obiettivi principali che si è posto per il suo mandato?

Nel post Coronavirus, ci attendono sfide cruciali a partire dalla vitale necessità di scongiurare il taglio dei fondi della PAC che la Toscana non può permettersi di subire, dal contrasto alla fauna selvatica con una legge ad hoc che tenga conto appieno dei danni subiti da agricoltori e allevatori, dall’avvio di accordi di filiera che garantiscano la giusta remunerazione ai produttori nelle campagne sempre più fragili a causa dei cambiamenti climatici in atto, con una grande attenzione al gap della logistica che sottrae competitività alle imprese agricole e agroalimentari toscane. La Coldiretti della Toscana continuerà lungo il percorso di valorizzazione della filiera agricola italiana, a partire dalla tutela e dalla promozione del territorio come fattore di competitività per le imprese agricole

La dignità, la bellezza e le enormi potenzialità del settore agricolo, asse portante dell’economia regionale, saranno costantemente al centro dell’attività della Coldiretti, la più grande organizzazione di rappresentanza degli interessi degli imprenditori agricoli che, attraverso un processo di profonda rigenerazione, ha avviato un dialogo aperto e proficuo con le istituzioni, gli altri soggetti economici, i cittadini-consumatori e con la società civile tutta. 

Nel raggiungimento di questi obiettivi quale ruolo ha la comunicazione?

Quello che non si comunica è come se non fosse stato fatto. La comunicazione è vitale per Coldiretti per diffondere le strategie organizzative portate avanti sia a beneficio degli agricoltori che dei cittadini-consumatori.

Quali sono a suo parere le conseguenze più rilevanti di questa pandemia, e delle limitazioni che a causa di essa ci sono imposte, sull'agricoltura toscana e italiana, prendendo in considerazione sia il breve termine, sia il medio-lungo termine?

La grave emergenza sanitaria da Covid-19 sta compromettendo duramente il tessuto dell’economia agricola in Toscana, mettendo in ginocchio ogni singolo segmento di attività produttiva, uno stato di criticità che impone la dichiarazione di stato di calamità. In queste settimane abbiamo affrontato la crisi che ha colpito il nostro Paese con gli strumenti di contenimento che ci sono stati indicati dal Governo, attenendoci alle decretazioni che si sono susseguite. Considerato che ad oggi non esistono strumenti finanziari idonei e sufficienti a compensare un disastro economico di tale entità, è necessario attivare tutte le procedure utili per richiedere al MIPAAF il riconoscimento dello stato di calamità naturale per l’intero comparto agricolo della Toscana. Il settore agricolo e agroalimentare ha necessità di risorse finanziarie perché non si può fermare, dovendo garantire la produzione e il cibo per le comunità locali e per tutta la distribuzione, ha bisogno di liquidità attraverso interventi mirati e urgenti per compensare tutti gli investimenti vanificati in poco più di un mese, attivando ogni provvedimento ‘azzera burocrazia’.

Quali sono i settori che stanno pagando il prezzo più alto?

Tutti i settori hanno subito perdite irrecuperabili e notevoli sono gli sforzi fatti finora per garantire la continuità aziendale, nonostante l’emergenza. Le aziende agricole e agroalimentari hanno pagato gli effetti della chiusura del canale Ho.Re.Ca [aziende alberghiere, di ristorazione e catering, ristoranti e bar], così come quello della piccola distribuzione alla quale erano indirizzate molte produzioni di qualità, pesca, vino, olio, settore lattiero caseario vaccino e ovino, oltre che gran parte dei prodotti florovivaistici. La contrazione degli ordini da alcune strutture della GDO ha aggravato ulteriormente la situazione, mentre il sistema agrituristico ha subito disdette e mancate prenotazioni tanto da considerare l’annata 2020 completamente persa.

Questa situazione avrà delle ripercussioni anche sul rapporto strategico, ma talvolta difficile, che lega il mondo della ricerca e il mondo dell’agricoltura?

In un mondo che cambia ad un ritmo continuo, legare l’acquisizione di “competenze” e conoscenze al successo della competitività sottolinea l’idea che acquisire input conoscitivi è il presupposto del saper innovare. E’ in questa chiave di lettura che imprese e persone sono invitate a porre la formazione continua come leva necessaria perché il fattore lavoro sia sempre più positivamente correlato con la competitività.

E’ nella ”persona”, portatrice di capacità, di apporti migliorativi e attuazioni “originali”, che deve essere centrato l’investimento per il cambiamento adattativo e creativo, per la produzione di valore competitivo. Sviluppo dell’agricoltura di precisione, promozione dei prodotti agricoli, costituzione delle filiere e progettazione per il loro potenziamento infrastrutturale, valorizzazione delle innovazioni tecnologiche per una agricoltura sempre più sostenibile: questi sono alcuni degli ambiti in cui Ager, il gruppo di lavoro di Coldiretti per l’innovazione e la ricerca, lavora al fianco delle imprese per la crescita della filiera agroalimentare italiana. Di particolare rilevanza le iniziative di ricerca che vedono la partecipazione di Coldiretti, in partenariato con Università italiane ed estere, finalizzate a fornire contributi alle politiche e alle strategie comunitarie con importanti ricadute anche sulle imprese della filiera agroalimentare italiana.

Quali sono le principali iniziative all'orizzonte?

È in arrivo un’intesa destinata ad aprire una nuova prospettiva per il mondo italiano delle biotecnologie in agricoltura: Coldiretti e Società italiana di genetica agraria (Siga) firmeranno presto un accordo di collaborazione sulle nuove tecniche di ingegneria genetica. Una notizia che sa di svolta nel tormentato rapporto tra agricoltura e ricerca sulle biotecnologie in Italia, segnato dalla battaglia sugli Ogm. “Camici e trattori”, così dovrebbe chiamarsi il protocollo annunciato dal presidente Coldiretti Ettore Prandini. Si tratta di tecniche che non implicano l’uso di Dna estraneo alla pianta e che per questo possono aiutarci a tutelare la biodiversità dell’agricoltura italiana e essere più sostenibili realizzando ad esempio varietà più resistenti, con meno bisogno di pesticidi. Cisgenesi e editing del genoma danno questa possibilità senza “modificare identità e profilo enologico”. Usare le biotecnologie più moderne per tutelare le varietà tipiche è una sfida che va affrontata insieme a chi fa ricerca in Italia perché i risultati non finiscano nelle mani di poche multinazionali.

Per quanto riguarda l’organizzazione che rappresenta, quali sono le principali iniziative che avete preso per sostenere le imprese agricole associate e tutelare i cittadini/consumatori in questo frangente?

In attesa che anche Bruxelles apra il cantiere per definire misure forti occorre agire e con tempestività a livello nazionale. Rastrellare risorse è possibile. Ci sono, per esempio circa 12 miliardi di risorse dello Sviluppo Rurale, il secondo pilastro della Politica agricola comune che si affianca agli aiuti diretti. Si tratta di fondi non spesi per una quota dei quali si rischia addirittura il disimpegno. Nei mesi scorsi come Coldiretti abbiamo denunciato i ritardi di molte regioni che rischiavano di rispedire a Bruxelles fondi preziosi per sostenere gli investimenti e il ricambio generazionale. Ora quelle risorse potrebbero essere impegnate nell’annualità 2020. Per questo chiediamo un atto di coraggio. L’eccesso di burocrazia è una delle cause della difficoltà di utilizzare i contributi europei. Se veramente vogliamo cambiare registro questa è l’occasione giusta per sostenere l’agricoltura, ma anche tutti i cittadini e il sistema Paese nel suo complesso che mai come in questo momento sta dimostrando di aver bisogno di un’agricoltura in salute ed efficiente. E allora quello che chiediamo è di andare oltre le regole, superare i mille vincoli burocratici e spendere subito. 

L’articolato progetto elaborato dalla Coldiretti che parte dalla costituzione di un Fondo straordinario Covid 19 per l’agricoltura ha individuato una gamma di misure dove è possibile reperire risorse residuali per alcuni interventi prioritari. Si parte da un pagamento diretto aggiuntivo ed eccezionale fino a 1000 euro ad ettaro per le imprese con un tetto di 50.000 euro detratto il costo del lavoro e che comporterebbe un costo di 5,5 miliardi. Un’altra misura di carattere assicurativo per il ristori dei danni causati dagli eventi climatici avversi che hanno penalizzato le aziende nelle annate 2019- 2020. Il costo stimato dell’operazione è di circa un miliardo. Priorità poi ai giovani già insediati negli ultimi tre anni che rischiano di perdere gli aiuti. Per gli under 41 si propone l’abbassamento della quota di cofinanziamento sugli investimenti del 20/30%. 

E poi, ancora interventi supplementari per il benessere animale per promuovere le migliori condizioni con un impegno finanziario indicativo di 500 milioni e voucher per gli agriturismi rimasti vuoti. Abbiamo chiesto alla Regione Toscana la delibera di dichiarazione di stato di calamità naturale per tutto il settore agricolo. 

Oltre al vostro ruolo di rappresentanza degli interessi degli agricoltori, avete attivato anche iniziative autonome?

Abbiamo attivato come Coldiretti la casella di posta elettronica sos.speculatoricoronavirus@coldiretti.it dove denunciare le speculazioni in atto e stiamo seguendo ogni singolo caso. Per affrontare l’emergenza Coronavirus e combattere le speculazioni la Coldiretti ha avviato l’iniziativa #MangiaItaliano per sostenere il consumo di prodotti alimentari italiani da parte dei cittadini, perché occorre evitare che i comportamenti scorretti di pochi compromettano il lavoro della maggioranza degli operatori della filiera ai quali va il plauso della Coldiretti. Abbiamo chiesto e ottenuto dalla Regione Toscana il tavolo con la Grande Distribuzione Organizzata per sensibilizzare ad approvvigionarsi di prodotti del territorio e il tavolo con ABI, perché gli istituti di credito sono fondamentali in questo momento per dare il pieno sostegno alle imprese agricole toscane. Serve la semplificazione in ogni caso di tutti gli atti per non far morire l’agricoltura di burocrazia, prima ancora che di crisi economica da Coronavirus.

Secondo lei le forme inedite di smart working e telelavoro che stiamo sperimentando in tanti contesti lavorativi e formativi possono rappresentare - una volta superata questa crisi - un’occasione per le associazioni di rappresentanza per rilanciare il proprio ruolo e implementare nuove modalità di comunicazione e di relazione con gli imprenditori agricoli e con la cittadinanza?

La rappresentazione plastica del ruolo di rappresentanza di Coldiretti, il cui valore d’uso è stato tangibile e fondamentale in questi anni, trova forma e sostanza nella comunicazione diretta con i propri associati, andando nelle aziende, ascoltando i loro problemi e anche i tanti spunti per approcciare i mercati e la voglia di innovazione sempre e costantemente. Certamente le videoconferenze possono rappresentare la possibilità di ‘incontrare’ e ascoltare le aziende una volta in più, non sono certamente lo strumento sostitutivo dell’approccio diretto che dobbiamo avere con i nostri imprenditori agricoli.

In questa situazione di crisi dove sono prima di tutto le piccole e piccolissime imprese (spesso a conduzione familiare) a soffrire, crede che le associazioni di rappresentanza sapranno vedere un’occasione preziosa per ripensare la loro capacità e le loro modalità di rappresentanza?

Storicamente Coldiretti è attenta allo stato di salute delle imprese agricole che più hanno bisogno di sostegno, a partire proprio dalle più piccole e meno strutturate. Nel tempo ha assunto il profilo di sindacato di filiera, senza mai dimenticare il tessuto produttivo fatto di piccole e medie aziende agricole che sono l’ossatura del Made In Italy. Per questo, anche nell’attività di sostegno, Coldiretti ha attivato politiche e strumenti cuciti su misura delle necessità delle singole aziende, a prescindere dall’orientamento produttivo e dalla dimensione aziendale.

Nel contesto delle proposte dettagliate che ci ha illustrato sopra, quali sono le azioni più urgenti da implementare per salvare le aziende agricole più piccole?

Una prima di tutte: sburocratizzare al massimo tutte le procedure per l’accesso al credito per dare liquidità immediata alle aziende.

Fonti

Bibliografia

Bateson, G. (1972), Steps to an Ecology of Mind, New York, Ballantine Group. Trad. it. Verso un’ecologia della mente. Nuova edizione ampliata, Milano, Adelphi, 2000.

Eriksen, T.H. (2016), Overheating. An Anthropology of Accelerated Change, London, Pluto Press. Trad. it. Fuori controllo. Un’antropologia del cambiamento accelerato, Torino, Einaudi, 2017

Sbardella, M. (2019), La sostenibilità scomunicata. Cosa stiamo sbagliando e perché, Sant’Arcangelo di Romagna (Rn), Maggioli Editore

Sitografia

Il ruolo attivo agli imprenditori agricoli nei processi d’innovazione

L’intervista al Direttore di Coldiretti Toscana, Angelo Corsetti, rientra nel contesto della ricerca che il CfGC sta portando avanti insieme a Coldiretti Toscana.

Il progetto mira a rafforzare la collaborazione tra mondo della ricerca e mondo dell’agricoltura attraverso l’implementazione di attività di community building nella comunicazione organizzativa delle attività dei Gruppi Operativi GO-CARD, GO-OLIMPOLLI, GO TINIA e GO IOCONCIV.

Ai fini di ottimizzare e rafforzare l’efficacia delle attività di trasferimento tecnologico che i Gruppi Operativi portano avanti, il CfGC assicura per ciascun Gruppo Operativo a cui partecipa:

  • l’implementazione di una strategia di comunicazione, basata sull’esperienza precedentemente condotta con CAICT nell’ambito della misura 16.1 (la strategia viene costantemente ri-orientata sulla base dei feedback che emergono a mano a mano che il GO procede con le sue attività);
  • un’attività di documentazione, finalizzata a documentare tutte le attività comunicative portate avanti nell’ambito dei GO con l’obiettivo di ri-orientare costantemente la strategia per garantirne l’efficacia nel tempo.

I nostri partner di progetto

  • Coldiretti Toscana

Durata: 32 mesi

Le attività di ricerca sviluppate nella trama “Cura di sé, cura del pianeta”, molte delle quali riguardano l’ambito agricolo, contribuiscono alla definizione inclusiva e partecipativa, basata sulla legittimazione sia dei saperi e delle competenze provenienti dal mondo della Scientia, sia da quello dell’Usus, di traiettorie di sviluppo sostenibili e mirate a contrastare gli impatti negativi dei cambiamenti climatici sulla salute dell’uomo e del pianeta. Diventa di fondamentale importanza, quindi:
  • individuare quali sono gli elementi di conoscenza – più o meno corretti – che popolano l’immaginario dei cittadini quando si parla della relazione tra comportamenti individuali, lavoro, prevenzione, salute, sostenibilità;
  • fornire ai cittadini, e ai diversi interlocutori di volta in volta individuati, una buona informazione che aumenti l’alfabetizzazione e la possibilità di agire con cognizione di causa per preservare uno dei beni comuni più rilevanti in assoluto: la salute e il benessere delle persone e del pianeta.