Bollettino 1

Bollettini dallo smart working

#1. La nostra cattiva comunicazione è la vera malattia

Non è più il tempo. Dopo la prima settimana

Fino ad oggi, come membri del Center for Generative Communication dell’Università di Firenze (CfGC), abbiamo evitato affermazioni pubbliche di solo principio, di buona volontà. Non è compito nostro.

Siamo donne e uomini di scienza, e quindi principi e volontà per noi stanno a significare la necessità di analisi, di studio della situazione di crisi che si è venuta a creare. Vuol dire trovare soluzioni non solo al Coronavirus, ma a problemi che vengono da lontano, e che ora questa condizione straordinaria, storicamente inedita, ci impone di affrontare: sia dal punto di vista sociale che politico, culturale ed economico. Il COVID-19 va visto come un sintomo, tragico, ma un sintomo del nostro ritardo nel cambiare modo di comunicare, su tutti i piani, non solo su quello sanitario.
La nostra cattiva comunicazione è la vera malattia che ci attanaglia.

Oggi, come parte di una vasta e articolata comunità di progetti e interventi sul territorio toscano, italiano e internazionale, possiamo affermare che il CfGC è al lavoro come prima. Per molti aspetti anche meglio di prima. I gravi problemi che ci troviamo a dover affrontare, infatti, stanno diventando una preziosa occasione per riflettere sia sulla comunicazione online fino ad oggi sottostimata, sia sul valore e disvalore del comunicare in presenza. Nei giorni felici, che già ci appaiono lontani, quando era normale incontrarci, avremmo potuto usare quelle presenze assai meglio. Ma anche il digitale avrebbe potuto essere qualcosa di più di una brutta copia dell’analogico.

Visita il sito del Master per approfondire le attività del Center for Generative Communication nell’ambito della comunicazione della salute e dei servizi sanitari

Non saremo più gli stessi

La domanda importante che dobbiamo porci è: riusciremo, vorremo correggere gli errori che abbiamo fatto fino ad ora quando questa fase di isolamento fisico si attenuerà? Oppure avremo fretta di dimenticare? In quest’ultimo caso faremmo un grave errore, perché restaurando i comportamenti precedenti creeremmo le condizioni per cui, seppure con nomi diversi, si potranno ripresentare altri virus, sanitari, sociali, economici, culturali, probabilmente ancora più micidiali. Il punto è che questa sciagura può darci la spinta necessaria per comprendere ciò che fino ad oggi ci siamo ostinati a ignorare o a negare, per correggere errori che ci hanno portato fin qua; per vincere la nostra resistenza a cambiare profondamente. A cominciare dalla comunicazione che non è più adatta al mondo che abbiamo costruito.
I risultati delle nostre ricerche ci confermano che da oggi, anzi da ieri, dovremmo iniziare a vivere questa crisi personale e mondiale, privata e pubblica, con la ferma intenzione di dare vita ad una progettualità radicalmente, sistemicamente inedita, mai vissuta prima, coraggiosamente quanto gioiosamente mirata a costruire un mondo del tutto diverso da quello che ci ha dato la pandemia del Coronavirus e, già prima del COVID-19, il cambiamento climatico, un’economia globale ritagliata sulla logica del mors tua vita mea, le migrazioni epocali e tante altre forme virali. Una progettualità per la quale la vecchia comunicazione risulta essere non solo inutile ma dannosa, controproducente.
Il dopo che stiamo tutti aspettando, infatti, non sarà più come il prima di cui iniziamo ad avere nostalgia. Questa, infatti, anche se la cosa può farci paura, è la crisi di un sistema che sta morendo. E il nostro futuro dipenderà solo da noi; da come decidiamo di vivere oggi, da come affronteremo questa emergenza nelle prossime settimane, nei prossimi mesi.
Il problema non è resistere, nella speranza che tutto questo passi rapidamente. Non è stato il COVID-19 a distruggere quel mondo che oggi speriamo torni al più presto. Tutto questo non passerà, nel senso che anche quando il Coronavirus risulterà indebolito, forse sconfitto, il mondo non sarà più come pensavamo che fosse fino a qualche settimana fa, semplicemente perché quel mondo non era più da tanto tempo come noi credevano che fosse. Altrimenti il Coronavirus non avrebbe infettato l’intero pianeta in poche settimane. Ma come si poteva pensare di ridurre un focolaio così grave come quello di Wuhan alla provincia di Hubei, identificarlo con i confini di una nazione, la Cina, da cui per di più dipende tanta economia mondiale? Capitali, combustibili fossili, clima, merci, persone, virus ormai sono espressione di un sistema strutturalmente integrato. Sistema emergente che manca di progettazione, sia a livello mondiale che locale (categorie queste due ultime tutte da ridefinire).
Un sistema che manca di cultura e di politica adeguate.

La complessità, un’energia infinita

Il processo di mondializzazione, la scoperta di un’infinita energia rappresentata dalla complessità sono le meravigliose, ripetiamolo, occasioni che l’uomo, faticosamente, si è dato con millenni di Storia per cambiare radicalmente in meglio la società, la vita dei soggetti individuali e collettivi. Ma perché questo accada è necessario abbandonare la comunicazione come l’abbiamo intesa e praticata fino ad oggi, basata, cioè, su valori gerarchici, trasmissivo-invasivi ed emulativi. L’uomo non è una macchina da indirizzare, guidare, da comandare. Questa è una vecchia e superata idea di leadership; la nostra è una cittadinanza planetaria, cosmo-polita che ha bisogno di un motore comunicativo che si basa sulla cooperazione, la collaborazione. Che ha come obiettivo quello di attivare in tutti i soggetti coinvolti – comprese le macchine con la loro IA – dei processi conoscitivi forti, attivi sia nel definire progetti comuni che nel portarli a compimento. C’è bisogno di liberare la creatività e l’intelligenza umana.
Ogni soggetto, proprio in quanto diverso da tutti gli altri, rappresenta una risorsa la cui valorizzazione non può che concorrere a rafforzare il bene comune, inteso, appunto, come piano comune e condiviso. Chi riesce a pensare e ad agire, a tutti i livelli, in questa nuova, mai tentata prima, direzione storica, si guadagnerà sul campo di battaglia l’autorevolezza che oggi è così in crisi, a cominciare, non a caso, dal lago oscuro delle notizie, in cui anneghiamo, per finire con quelli che dovrebbero essere i comunicatori, i costruttori di comunità per eccellenza, e cioè i sedicenti politici, che faticano a trovare il coraggio di una proposta-progettazione, coinvolgente per tutti operativamente, che sia di visione, capace di mettere in moto le infinite energie, umane e non, di cui disponiamo e che si chiamano …complessità.
Una tale fonte di energia, una volta attivata dall’uomo, se non è governata, pianificata, comunicata in maniera appropriata si trasforma rapidamente in un veleno, in un virus, appunto.

Una nuova Salute

Le ricercatrici e i ricercatori che collaborano con me al CfGC – tutti precari, come la maggior parte dei ‘giovani’ che generosamente operano nel mondo della ricerca – dall’inizio di questa crisi non solo non hanno mai interrotto le loro attività di analisi e di ricerca, ma anzi le hanno, se possibile, intensificate. Nella convinzione che problema sanitario e problema comunicativo siano indissolubilmente legati.
Il CfGC è coinvolto, infatti, in molte collaborazioni che hanno al centro la salute delle cittadine e dei cittadini: dal Master in Comunicazione medico-scientifica e dei servizi sanitari, dove la presenza dei maggiori esperti della Scuola di Scienze della Salute Umana rappresenta una garanzia per la centralità e l’autorevolezza dei contenuti, all’Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica toscana (ISPRO), che ospita il Centro di ascolto regionale che ha attivo un numero verde per il Coronavirus; dall’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana al Progetto di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) riguardante Migrant Children’s Participation and Identity Construction in Education and Healthcare, all’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi impegnata a ricostruire il rapporto fra medici ospedalieri e medici di base, fino alla valorizzazione dei presìdi sul territorio di Federsanità di ANCI Toscana. Tutti progetti che, volutamente, non assecondano le attuali, pericolose divisioni dei saperi e delle pratiche in aree disciplinari, settorialmente divise e tenute insieme da inefficienti catene di montaggio. Progetti che considerano fondamentale fare ricerca non PER, ma CON i cittadini, considerandoli depositari di conoscenze, di bisogni, di saperi e pratiche non meno preziose (non c’è Scientia senza Usus e viceversa).
Ma questa centralità della comunicazione della Salute, come si è già ricordato, non riguarda, naturalmente, soltanto la dimensione medico-sanitaria la quale può essere affrontata solo in una logica di sistema. Ecco perché dall’agricoltura ai comportamenti sostenibili, dalla mobilità al cultural heritage, dall’industria 4.0 agli interventi di smart working, dalla governance alla grande distribuzione, con ogni suo intervento il Center è impegnato a collaborare per trasformare le attuali modalità di comunicazione in tutti i principali settori della vita sociale, culturale, economica e politica, ognuno dei quali può riuscire a valorizzare la propria comunicazione solo nella misura in cui riesce a comprendere, superando vecchie visioni e pratiche, di essere parte di un unico, immenso sistema.